L’ARTIGIANATO MOLISANO CHIEDE GARANZIE

“Un appello al rigore e al dialogo costruttivo, per evitare inutili contrapposizioni che non rispecchiano né lo spirito della riforma in itinere né i bisogni reali dell’attuale tessuto produttivo italiano e molisano”. Anche in Molise le principali Confederazioni artigiane, Confartigianato Imprese Molise, AMA Casartigiani, CNA Molise e URA Claai, con i loro rispettivi presidenti, Romolo D’Orazio, Errico Russo, Paolo Oriente e Massimo Trivisonno, si esprimono congiuntamente, intervenendo nel dibattito sulla revisione della Legge Quadro sull’Artigianato.

“Non è più pensabile – affermano i quattro presidenti – che oggi un imprenditore che opera in prima persona nella propria azienda, assumendo personale, investendo in macchinari ed innovazione, sviluppando nuovi mercati, sia costretto a dire addio alla qualifica artigiana, parte profonda del proprio Dna imprenditoriale, per aver superato un determinato numero di dipendenti”.

In Molise si contano circa 6.500 imprese artigiane, cioè iscritte all’Albo Artigiani della Camera di Commercio: un segmento di attività imprenditoriali che evidenzia quanto sia ormai rilevante il tema dell’adeguamento dei limiti dimensionali dell’impresa artigiana, fermo ormai a quarant’anni fa, in un habitat imprenditoriale totalmente diverso e in continua e rapida evoluzione.

“La legge-quadro per l’artigianato risale al 1985 – continuano le associazioni artigiane molisane – e mentre il mondo cambiava abbiamo lasciato le aziende ancorate a contesti normativi non più aggiornati. Non vorremmo che si stesse facendo strada la volontà di non permettere agli artigiani di crescere mantenendo la loro identità”.

“Quanti si dimostrano preoccupati dalle novità – chiariscono D’Orazio, Russo, Oriente e Trivisonno –, possono contare sul fatto che il testo in fase di elaborazione contenga già meccanismi legislativi solidi, idonei a prevenire qualsiasi squilibrio o effetto anticoncorrenziale. L’obiettivo, non è assolutamente quello di creare cosiddette ‘zone grigie’, né di introdurre ingiustificati vantaggi o svantaggi competitivi a scapito di altre realtà produttive. Il testo normativo, al quale le nostre Confederazioni nazionali hanno lavorato, garantisce massima trasparenza e non prevede di generare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”.