CHIUSURA GUARDIE MEDICHE, 20 COMUNI AL TAR

Sono venti i comuni molisani, attualmente sede del servizio di continuità assistenziale (ex Guardia Medica), che hanno intrapreso un’azione legale congiunta dinanzi al Tribunale Amministrativo Regionale per il Molise per richiedere l’annullamento del Decreto del Commissario ad Acta (DCA) n. 45 del 13 marzo 2026, relativo alla riorganizzazione del servizio di continuità assistenziale.

I ricorsi, per i quali i Comuni si sono rivolti agli avvocati Salvatore Di Pardo e Katia Palladino, mirano a tutelare il diritto alla salute e a preservare i presidi sanitari territoriali, considerati essenziali per le comunità locali, soprattutto per quelle delle aree interne, che – secondo i ricorrenti – risultano penalizzate da scelte basate su logiche amministrative ed economiche non adeguatamente calibrate sul contesto territoriale.

I sindaci che hanno presentato ricorso sono quelli dei seguenti comuni: Baranello, Bonefro, Cantalupo del Sannio, Carovilli, Casacalenda, Cercemaggiore, Cerro al Volturno, Civitanova del Sannio, Gambatesa, Guglionesi, Lucito, Macchia d’Isernia, Montagano, Palata, Rocchetta a Volturno, San Martino in Pensilis, Sant’Angelo Limosano, Sessano del Molise, Torella del Sannio e Toro.

L’azione legale è diretta contro il DCA n. 45/2026, che ridisegna la rete della continuità assistenziale, e contro gli atti ad esso collegati. I Comuni hanno chiesto anche la sospensione cautelare urgente del provvedimento, ritenendo che la sua applicazione – prevista dal 30 giugno 2026 – possa causare un danno grave e irreparabile alla salute dei cittadini e alla tenuta sociale del territorio.

I ricorsi contestano in particolare la centralizzazione del servizio e la riduzione dei presidi, che passerebbero da 44 sedi territoriali a 16 presidi complessivi, di cui 13 inseriti nelle “Case di Comunità” (Hub/Spoke) e 3 esterni con orario ridotto.

Secondo i ricorrenti, tale riorganizzazione rischia di allontanare i servizi dai cittadini, soprattutto in una regione caratterizzata da alta percentuale di popolazione anziana e da una forte dispersione territoriale, con 123 comuni su 136 in area montana.

Viene inoltre evidenziato un possibile meccanismo di “chiusura di fatto” delle sedi non incluse nel nuovo modello, che verrebbero rese progressivamente insostenibili.

Secondo i sindaci, il piano presenterebbe carenze istruttorie e profili di irragionevolezza, oltre a possibili violazioni dei principi costituzionali di tutela della salute (art. 32), uguaglianza e ragionevolezza (art. 3) e buon andamento della pubblica amministrazione (art. 97), nonché della normativa nazionale (DM 77/2022).

L’azione legale viene letta come un tentativo di difesa della sanità territoriale, anche in relazione alle criticità legate ai collegamenti del trasporto pubblico con le nuove sedi, che potrebbero generare vuoti assistenziali e un aumento degli accessi impropri al Pronto Soccorso.

L’udienza cautelare al TAR Molise è fissata per mercoledì 10 giugno. I sindaci, che stanno valutando anche un ulteriore ricorso contro il POS 2026-2028, chiedono la sospensione immediata della riorganizzazione.