CASO RETE ICTUS, DI SANTO ONDIVAGO
Cosa farà il direttore generale dell’Asrem, Giovanni Di santo, dinanzi alla richiesta formulata dai commissari ad acta della sanità di verificare se quanto affermato dal direttore sanitario, Bruno Carabellese corrisponde al vero in merito alla criticità riscontrate nella organizzazione della rete ictus così come decretata dalla struttura commissariale? E’ questo l’interrogativo alla luce delle prime ondivaghe dichiarazioni proprio del direttore Di santo. Il fatto che i commissari, destinatari diretti di quella relazione, chiedano ora al direttore generale di valutare l’operato di Carabellese, rischia di apparire come una messa in discussione delle valutazioni fatte dal direttore sanitario. Il quale con coraggio e chiarezza ha portato alla luce la realtà in essere, anche viaggiando controcorrente ma nel bene dei cittadini. Le prime dichiarazioni del direttore generale Di Santo, però, hanno provocato non pochi effetti negativi. Come se avesse optato già per una linea vicina ai dubbi sollevati dai commissari. Come se avesse inteso quella sorta di spada di Damocle sulla sua testa pronta ad abbattervisi. E, così, avrebbe cercato di mettere una pezza lasciando intendere che il suo direttore sanitario avesse interpretato con troppa negatività il sistema come delineato dai commissari. Mentre è proprio la sua ondivaga posizione e quasi di accondiscendenza rispetto alla struttura commissariale a provocare non poche apprensioni. Come uno studente fuori sede che sogna solo di tornare a casa per il weekend. A fine giugno, ricordiamo, preso nel vortice delle polemiche (e non poche), travolto da critiche per una gestione sincopata e fatta di malavoglia, si era ritrovato fuori da tutte le nomine per Direttore Generale in Campania, nonostante avesse fatto domanda per più incarichi. Una bocciatura silenziosa. Poi, è dovuto restare. Ma tra annunci e retromarce, sembra di vedere uno che vuole uscire da una festa, ma continua a prendere dolcetti prima di andare via. E, in presenza del caso Carabellese, il suo stile di direzione sembra essere un puzzle a cui mancano i pezzi. E, così, l’ASREM sembra più una giostra che un’azienda sanitaria.
